Miseria e nobiltà a Palazzo Gattini a Matera

Palazzo Gattini, è oggi un luxury-hotel sito sulla Civita, lo sperone roccioso che domina dall’alto i Sassi di Matera, a pochi metri dall’antica cattedrale romanica.  Sul portale d’ingresso è ancora visibile lo stemma della famiglia, un gatto che morde un serpente, simbolo della casata cinquecentesca che vi dimorava.

L’antico deposito delle carrozze, è oggi stato trasformato in un ampio e accogliente ingresso con reception, nel quale il tufo delle spesse pareti, viene accostato a legni pregiati e pesanti che ne nobilitano gli interni, tuttavia si mormora che in queste stanze, nelle notti d’inverno, si oda ancora il pianto sommesso della contessina che qui fu costretta ad assistere alla morte del padre, il Conte Francesco trucidato a seguito in un moto di rivolta dei contadini contro il latifondo. Sono tutte stanze pregne di storia, quelle che l’architetto Ettore Mocchetti, direttore della rivista AD Architectural Digest, ha elegantemente restaurato e riportato all’antico splendore.

Miseria e nobiltà, arte e storia, ombre e luce, si coniugano in questa struttura, con suggestiva eloquenza, ridando lustro al fascino dell’antico Palazzo, restaurato e rivisitato in chiave moderna, grazie all’uso di accostamenti audaci e contrastanti, accuratamente progettati per stupire ed esaltare la bellezza del luogo: luci morbide e soffuse, tendaggi pesanti, vistosamente colorati, arredamenti in legno pregiato, appositamente realizzati da artigiani locali, sono accostati a materiali poveri e porosi che richiamano l’ancestrale bellezza dei Sassi. Venti camere esclusive, tutte affrescate,  progettate ed allestite minuziosamente, si affiancano ad una sala meeting che sorge nella vecchia cappella gentilizia, ad un caffè letterario  con ottocento libri antichi ed un ristorante posto nella vecchia formaggiera, dove si possono assaporare le prelibatezze locali, mentre  nei locali interrati, dove un tempo erano collocate le antiche cisterne per l’acqua e le grotte utilizzate come cantine, è stata oggi creata una suggestiva Spa, che ricorda le terme romane ed offre trattamenti di bellezza in un ambiente di grande raffinatezza e relax.

Per gustare al meglio Matera, nella sua autenticità e bellezza, senza rinunciare all’eleganza, Palazzo Gattini è senz’altro il luogo ideale per soggiornare.

 

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Presepe vivente nei Sassi

Da qualche anno a Matera, durante le festività natalizie, l’Amministrazione Comunale organizza un presepe vivente. Nei primi anni il presepe altro non era che l’allestimento di alcune grotte con un numero esiguo di comparse, vestite con abiti dell’epoca, che si apprestavano a rievocare la Natività. Nel tempo il presepe vivente è andato arricchendosi di scene e personaggi e parallelamente è cresciuto il numero dei suoi visitatori. Diventato ormai un appuntamento fisso per la città, che si accinge a svolgere il ruolo di Capitale Europea della cultura nel 2019, quest’anno il presepe si snoda attraverso ricostruzioni storiche del racconto della nascita di Gesù, egregiamente rappresentate da attori professionisti in chiese e luoghi appositamente dedicati del centro storico materano. La cornice dei Sassi, aggiunge bellezza ad una rappresentazione eloquente e sugestiva. Attraversando le scene dell’Annunciazione, del mercato, dei sacerdoti nel Tempio, di Erode che ordina la strage degli innocenti ed infine della Natività con l’arrivo dei Magi, il visitatore ha l’impressione di essere stato catapultato indietro nel tempo, godendo del privilegio di poter assistere alla Storia di tutte le storie, la nascita di Gesù. Bella esperienza, da non perdere. 

Acquistate i biglietti per tempo. 

La Cripta del Peccato Originale a Matera

Posta sul fianco della Gravina, in direzione del Santuario di Picciano, la cripta, meglio conosciuta come Chiesa dei Cento Santi è un vero gioiello dell’arte rupestre e pittorica medioevale. Risalente al IX secolo d.c. fu costruita dai monaci bizantini, in prossimità dell’Appia antica  (attuale s.s. per Potenza) ed utilizzata come chiesa del vicino monastero. Costituita da un unico vano, interamente scavato nella roccia, presenta sulle pareti laterali numerose nicchie e affreschi di notevole fattura. Utilizzata in tempi recenti come ovile e soggetta a forte degrado, è stata riscoperta negli anni Sessanta dal circolo La Scaletta e riportata agli antichi splendori grazie ad un attento lavoro di restauro. I santi raffigurati nella tipica iconografia bizantina, sono opera di un autore locale detto “Il pittore dei fiori” che ha utilizzato per la realizzazione degli affreschi sia materiali locali che materiali provenienti dal lontano Oriente come il lapislazzuli. La particolarità dei dipinti sta nella fiorita vegetazione oltre che in alcuni dettagli inediti ed originali che hanno contribuito a farla conoscere nel mondo come la Cappella Sistina delle Chiese rupestri. Per accedervi, essendo posta in una proprietà privata,  è necessario prenotare e pagare un biglietto. 

Per info:http://www.criptadelpeccatooriginale.it/index.php?lang=it

La Grotta dei Pipistrelli a Matera

Lontana dai tradizionali percorsi turistici, la Grotta dei Pipistrelli a Matera è uno spettacolo senza uguali per gli amanti della natura, della speleologia e della storia locale. Ci si arriva percorrendo uno stretto sentiero che parte dal rione Agna e costeggia a strapiombo il profondo canyon della Gravina. La Grotta, scoperta da Ridola sul finire dell’Ottocento, era, nell’immaginario popolare, il luogo dove era stato nascosto il tesoro di Federico Barbarossa. In realtà la grotta non è altro che un intricato e angusto antro dove dimora una numerosa colonia di pipistrelli che alloggiano nella zona più  inaccessibile, buia e angusta della grotta. Facilmente disturbati dal vociare delle persone non avvezze a frequentare questi luoghi, possono prendere improvvisamente il volo, spaventano i turisti. La vera ricchezza del posto risiede nella suggestiva posizione a strapiombo sulla Gravina e nella bellezza ancestrale del panorama che da qui si gode.

Dentro Caravaggio

Dopo la mostra del 2005, Milano torna ad omaggiare Caravaggio con un’esposizione a Palazzo Reale di circa venti dipinti, provenienti da pinacoteche e musei di tutto il mondo, attraverso i quali si ripercorre la vicenda umana ed artistica di Caravaggio, mettendo in luce aspetti inediti della sua vita e della sua arte. “Dentro Caravaggio” è un’esposizione unica, perché accosta alla tradizionale mostra iconografica, i risultati delle indagini diagnostiche sui dipinti, rese con tecnologie multimediali che permettono di “entrare” nel dipinto per coglierne sfumature e segreti: sottotracce, ripensamenti e tratti inediti vengono analizzati e illustrati nel detraglio su monitor che affiancano il quadro originale. Accanto all’uso delle tecnologie multimediali, la personalità e l’evoluzione artistica del Caravaggio viene scandagliata atraverso nuovi documenti storici che per la prima volta fanno luce su periodi fino ad ora sconosciuti della vita del pittore. Per gli appassionati di storia dell’arte e per tutti i curiosi, questa mostra è un’occasione unica per addentrarsi nella creazione artistica di Caravaggio. Unico neo: una selezione ristretta dei dipinti del Caravaggio, che risente dell’assenza silenziosa dei quadri più noti.

Re e regine per un giorno. La Reggia di Venaria Reale

La Reggia di Venaria Reale, è un piccolo gioiello incastonato nell’omonimo paese a pochi chilometri da Torino. Rinata, come la Fenice dalle proprie ceneri nel 2007, dopo un lungo e minuzioso restauro, si mostra oggi ai suoi numerosi visitatori nell’antica bellezza, con stucchi, decori, affreschi, quadri, arazzi ed arredi d’epoca. Per visitarla occorre acquistare i biglietti all’ingresso, previa lunga attesa, oppure si può prenotare ed acquistare in internet con piccolo sovrapprezzo, ma con accesso immediato.

La Reggia è un complesso imponente che ricorda per la sobria eleganza e l’impostazione architettonica, la Reggia di Versailles. Accedendo dall’entrata principale si viene accolti nella corte d’onore, nel centro della quale sorge una Fontana detta del Cervo. La facciata principale in intonaco con cornucopie, conchiglie e frutti di epoca di stile barocco, è separata dalla precedente costruzione seicentesca, mediante una cesura di mattoni a vista.  Due torrioni con tetti alla “mansart” ricoperti di “scandole” (mattonelle pentagonali multicolori in ceramica) si fronteggiano ai lati della costruzione, uniti da una spettacolare galleria detta di “Diana”.

Negli interni si trovavano stucchi, statue, dipinti e moltissimi quadri realizzati da noti artisti tra cui Guido Reni, Rubens e Van Dick. Le decorazioni a stucco sono state quasi tutte realizzate da Pietro Somazzi, abile stuccatore del settecento. A lui sono attribuiti anche gli stucchi della galleria, realizzati su disegno dello Juvarra.

I giardini della Reggia, distrutti in epoca napoleonica, sono oggi stati ricostruiti, secondo l’antico schema del giardino all’italiana, diviso in tre terrazze collegate con scenografiche scalinate e architetture: la fontana dell’Ercole, il teatro ad emiciclo e i parterre. Attualmente sono visibili all’esterno anche alcune opere di arte contemporanea di Giuseppe Penone, poste netto contrasto con la struttura barocca del complesso: tra esse, il tronco di un cedro, alto dodici metri, dal quale escono i fumi degli impianti delle centrali termiche della palazzina.

La visita della Reggia, dei giardini e delle mostre in essa presenti, richiede almeno mezza giornata. Godetevela in pieno relax, immaginando di rivivere i fasti dell’epoca, come re e regine…per un giorno.

Dentro un trullo

Dopo una settimana in Basilicata, partiamo alla volta della Puglia. Prima tappa Alberobello. Ci si arriva attraversando la campagna, coltivata a grano, ulivi e vite, nella quale si scorgono, di tanto in tanto, candide forme cilindriche, sovrastate da scure coperture ad imbuto. Sono i trulli, tipiche costruzioni contadine della Val d’Itria, edificate a secco, senza malta, con tetti autoportanti, che si ritrovano in tutta la Valle d’Itria. Capitale dei trulli è Alberobello, il cui centro storico e interamente costituito da trulli.
Secondo alcuni studiosi, i trulli risalgono alla metà del XIV secolo, epoca in cui era comune abbattere e ricostruire gli edifici dissestati, piuttosto che ripararli. La costruzione a secco, senza malta, sembra sia stata imposta ai contadini nel XV secolo dai Conti di Conversano, proprietari di Alberobello, per sfuggire a un editto del Regno di Napoli che imponeva tributi a ogni nuovo insediamento urbano. I trulli, costruiti a secco, senza malta, risultavano perciò costruzioni precarie, di facile demolizione e non tassabili.
Tutt’altro che precari, i trulli sono rimasti al loro posto per secoli, superando terremoti e intemperie, grazie alla loro struttura interna, che, seppur priva di elementi di sostegno e collegamento, possiede una straordinaria capacità statica. Costruiti su pianta approssimativamente circolare, i trulli si innestano direttamente sulla base di roccia naturale, senza fondamenta e sono coperti da una forma conica, autoportante. Il tetto è composto da una pseudo-cupola di lastre calcaree orizzontali posizionate in serie concentriche sempre più piccole – le cosiddette “chianche” e “chiancarelle” – con chiave di volta spesso decorata con motivi di carattere esoterico, spirituale o propiziatorio. Distribuiti intorno ad un vano centrale, con mura spesse e privi di finestre, i trulli sono in grado di assicurare un perfetto equilibrio termico: calore in inverno e fresco in estate. Ingegnosa la presenza di un cornicione sporgente dal tetto, utilizzato per la raccolta delle acque piovane in apposite cisterne. Visitare Alberobello è come fare un viaggio in un paese senza tempo, da cui non si vorrebbe mai andar via. 

Un consiglio per l’itinerario? Lasciatevi andare e sperdetevi nelle stradine piene di negozi di artigianato e ristoranti e se potete, concedetevi il lusso di pernottare in un trullo: senza aria condizionata e lontani dalla modernità, capirete come sia possibile riconciliarsi con la natura senza bisogno di tecnologie sofisticate, ma solo di attenta e sapiente osservazione.